Il paradosso del caporalato

Oggi si parla moltissimo di lotta all’illegalità con il conseguente aumento della legalità in ogni ambito della vita dell’uomo, tuttavia spesso sfugge all’attenzione il vero significato del termine “legalità”.

Legalità non è soltanto il rispetto della legge o l’esercizio di un comportamento civile ma anche la lotta contro le principali forme di illegalità quali la corruzione, il lavoro nero o il caporalato dell’agricoltura, molto insidiato nella Capitanata.

Il territorio foggiano è un’area molto dedita all’agricoltura, una delle aree più produttive al mondo per alcune coltivazioni e produzioni derivanti dalla trasformazione di prodotti agricoli, tuttavia è contemporaneamente molto arretrata dal punto di vista organizzativo.

Moltissimi agricoltori si rivolgono ancora al lavoro nero per lo svolgimento delle attività tipiche del settore agricolo, soprattutto di raccolta delle materie. Per questo si sviluppano queste forme di caporalato che colpiscono notevolmente non soltanto il settore agricolo, riducendo il lavoro regolare delle imprese del territorio, ma anche il lavoratore stesso che non viene protetto da alcun tipo di garanzia.

Non è un caso che facciano parte di questa categoria di lavoratori proprio uomini e donne stranieri, spesso senza permesso di soggiorno che vivono “alla giornata” attraverso questi lavori stagionali, e che si ammassano nei grandissimi ghetti presenti sul territorio, attualmente saturi dopo la scomparsa del ghetto di Rignano.

E’ curioso pensare come le dinamiche molto paradossali del caporalato vengano ancora accettate dai lavoratori, che hanno poche alternative, o da chi resta a guardare, che potrebbe fare la differenza.

Paradossalmente l’agricoltore e il caporale necessitano del servizio manuale reso dal lavoratore tuttavia, nonostante questa necessità è ancora il “datore” a dettare le regole del rapporto. Si gioca quindi, sulla mancanza di alternative di chi presta questo genere di lavoro, il che rende l’intera situazione una vera e propria forma di ricatto.

Inutili i tentativi di tutti coloro che si impegnano giornalmente nella riduzione del fenomeno, ascoltando direttamente i lavoratori, operando nei ghetti e offrendo assistenza almeno sanitaria a tutte le “vittime” di questa forma di illegalità.

Le forme di illegalità spesso non violano soltanto le norme ma anche le stesse dignità degli individui della collettività, celando spesso grandi ingiustizie sociali e disfunzioni nei diversi settori della vita dell’uomo e aggiungendosi all’accozzaglia del marcio che purtroppo è ben insediata nella realtà italiana.

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